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Incontro del 15 novembre

BUON PASTORE 15.11.2014

MATRIMONIO - UMANO

PARROCCHIA “BUON PASTORE” GRUPPO FAMIGLIE 2014/2015

Traccia per il lavoro di gruppo

  • Rimaniamo nell’ambito della dimensione umana, perché non possiamo dare per scontato che anche l’amore tra un uomo e una donna poggi prima di tutto su aspetti fisici, psichici, etici, emotivi etc. (il senso del sacramento e il suo rapporto con la fede li affronteremo più avanti).
  • Superare l’antitesi matrimonio civile (=senza Dio) e matrimonio cristiano (=con Dio) significa riconoscere che l’amore di Dio per l’umanità è descritto nell’unione di un uomo e una donna, sancita dalla volontà originaria del Creatore (cfr, Gen 2,18-25). Come pure l’unione coniugale riflette l’intima unione di Cristo alla Chiesa e la “passione” di Dio per ogni uomo, che lui ha rivelato fino alla fine, morendo in croce. (cfr. Ef 5, 22-33)
  • Proviamo a rendere l’idea alludendo ad una opera teatrale: nell’opera “La scarpetta di raso” di Paul Claudiel la protagonista femminile del dramma, combattuta tra la paura e il desiderio di arrendersi all’amore, così dialoga con il suo angelo: - È dunque permesso questo amore delle creature l’una per l’altra? Davvero, Dio non è geloso? - Come potrebbe essere geloso di ciò che ha fatto lui stesso? - Ma l’uomo nelle braccia della donna dimentica Dio… - È forse dimenticarlo essere con lui ed essere associati al mistero della sua creazione?

Cosa vuol dire vivere ogni giorno:

  • Gruppo 1. L’indissolubilità (unicità del matrimonio espressa nel consenso):
    “Io accolgo (prendo) te come mio/a sposo/a”
    La scelta di vivere la relazione matrimoniale con un solo uomo e con una sola donna da cosa è mossa e cosa comporta?E’ una rinuncia a tutti/e gli/le altri/e? Come vivere questa scelta in modo umano e non opprimente?
  • Gruppo 2. La fedeltà (il “per sempre”):
    Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore,
    nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.
    La scelta di vivere tutta la vita con lo stesso uomo e la stessa donna da cosa è mossa e cosa comporta? E’ proprio lo/a stesso/a o cambia?Come accorgersi e accogliere i cambiamenti dell’altro/a?
  • Gruppo 3. La disponibilità alla fecondità e all’educazione dei figli:
    “Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi
    e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?”
    La scelta di avere figli ed educarli da cosa è mossa e cosa comporta? Generare alla vita e mettere al mondo un figlio, comportano una fecondità solo biologica?
    Sull’esempio del terreno reso fertile con una serie di interventi costanti e sempre innovativi, cosa vuol dire nella vita di coppia essere fecondi per portare frutti maturi, specie nei riguardi dei figli?

GRUPPO 1

“L’APPUNTAMENTO”

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9,00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni.
Ne fui sorpreso, e gli chiesi: "E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?".
L'uomo sorrise dicendo: "Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei". Dovetti trattenere le lacrime... Avevo la pelle d'oca e pensai: "Questo è il genere di amore che vorrei nella mia vita".
Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.

GRUPPO 1 - INDISSOLUBILITÀ

Nella prima parte del lavoro di gruppo abbiamo condiviso alcune riflessioni sui brani biblici proposti durante il primo incontro, cercando di interrogarci su cosa dicono in merito all'amore umano, a Dio e al nostro amore di sposi:

  • - emerge l'immagine di un Dio presente, attento, che capisce l'esigenza di ogni uomo di condividere la propria esperienza con la donna, lasciando però liberi di scegliere e di trovare la propria "controparte";
  • - "l'uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non avevano vergogna" (Genesi c. 2): l'amore umano non rinchiude, non innalza muri, non teme giudizi, ma si svela all'altro senza costrizioni o condizionamenti, nella semplicità del cuore, offrendo all'altro debolezze e talenti in totale sincerità;
  • - ma a volte è l'uomo stesso a rifiutare quest'incontro per la "durezza del suo cuore" (Matteo c. 19). Si tratta di VOLER scoprire Gesù nel nostro cuore un po' alla volta, superando quella durezza tipicamente umana;
  • -l’amore umano riflette quello di Cristo per la Chiesa: l’apostolo Paolo definisce quest’ultimo come "mistero è grande": (Paolo agli Efesini c. 5): non è corretto fare una netta separazione tra chi si sposa in comune e chi in chiesa. Chi riceve il sacramento ha la possibilità di sperimentare l’amore umano dalla prospettiva della fede. Si tratterà di vedere cosa significa fede e quale incidenza essa ha nella vita anche coniugale.

Venendo al tema dell'indissolubilità, l'unicità del matrimonio espressa nel consenso "Io accolgo te come mio/a sposo/a", abbiamo provato a rispondere agi spunti: la scelta di vivere la relazione matrimoniale con un solo uomo e con una sola donna da cosa è mossa e cosa comporta? È una rinuncia a tutti/e gli/le altri/e? Come vivere questa scelta in modo umano e non opprimente?

  • - dalle nostre esperienze è emerso che non viviamo il matrimonio come un peso, come qualcosa che riduce, ma anzi come un arricchimento continuo che migliora la coppia;
  • - accogliere il proprio marito/la propria moglie è una missione che si esprime ogni giorno, che ci aiuta a crescere e a capire di più l'amore di Dio per noi;
  • - ci sono situazioni umane difficili (di lavoro, salute...) che a volte ci fanno perdere la pazienza e umanamente ci portano a mollare tutto e ad andare ciascuno per la propria strada, ma facendo memoria di Gesù nel sacramento si supera la durezza umana e ci si affida a Dio: "Accendi il motore della barca e guidaci tu!";
  • - l'indissolubilità del matrimonio significa completamento, trovare la metà della mela che combacia e che non ti fa desiderare altro. È difficile a volte capire qual è la strada giusta per noi, ma una volta trovata la si riconosce e non si lascia più, donandosi di amore gratuito all'altro/a e aprendosi come coppia agli altri. Le due metà della mela però, essendo staccate, possono appoggiarsi l'una all'altra o anche cadere: serve un collante che le tenga insieme. Dio offre il proprio appoggio agli sposi perché non pesino l'uno sulle spalle dell'altra o viceversa, ma vivano la vita insieme appoggiandosi a Lui, facendogli spazio nel cuore; La presenza del Signore nella coppia non è però un “tappabuchi” o un riempitivo, bensì quella esperienza che consente di plasmare la vita e farla aderire il più possibile agli altri, senza pretendere che combaci sempre perfettamente (le sbavature ci sono sempre, anche nella coppia che vive bene e che è felice)
  • - l'unicità del matrimonio si esprime nel promemoria di Dio che è nell'altro/a: il mio sposo/la mia sposa mi ricorda che Dio mi vuole bene ed è con me ogni giorno, anche quando io me ne dimentico.

GRUPPO 2

GRUPPO 2 – FEDELTA’

Grazie all’esperienza di vita come coppia e come famiglia, tutti concordiamo che per mantenere vivo il rapporto e non cadere quindi nella classica “quotidianità” bisogna non chiudersi nel proprio guscio bensì mantenere dinamico l’amore.

Ognuno è fatto alla propria maniera ed è soprattutto grazie alla comunicazione ed al confronto che si cresce insieme. Si tratta quindi di vivere il rapporto e non di sopravvivere; la coppia è come una casa: se non si cura la manutenzione essa deperisce!

“Chi ama sua moglie ama se stesso” (Efesini 5) Non dev’essere più un ciclo personale, bensì vizioso e virtuoso. Dopo il matrimonio bisogna modificare il proprio volersi bene. Voglio bene a me stesso ma in modo diverso, perché condivido la mia vita con un’altra persona.

“Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne" (Matteo 19) Per coltivare il rapporto bisogna ritagliare del tempo solo per la coppia. Basta anche una semplice passeggiata, un aperitivo veloce, … insomma qualsiasi azione è sufficiente purchè sia esclusivamente per la coppia; questo per non perdersi nella routine e nel “brusio di fondo”. Bisogna riuscire a superare i problemi insieme: comunicare, confrontarsi. Le difficoltà ci sono sempre, ma bisogna riuscire ad ammettere per poterle superare. La spia della “pesantezza dell’iceberg” è ammettere che questo peso esiste, solo così ci si può aiutare a far aiutare.

Riflettuto su tutto questo, abbiamo poi analizzato le vicissitudini di alcune coppie a noi vicine che si stanno separando o che l’hanno già fatto. Tanti degli aspetti sopracitati non facevano parte del loro rapporto di coppia che, di conseguenza, si è spento.

GRUPPO 3

“L’amore fecondo”

Un giorno un uomo si recò da un vecchio saggio per chiedergli consiglio: disse che non amava più la sua sposa e che pensava di separarsi da lei. Il saggio lo ascoltò, lo guardò negli occhi, e disse solamente una parola: "Amala" e tacque.
"Ma io non provo più nulla per lei".
"Amala", ripeté il saggio. Di fronte allo sconcerto del visitatore, dopo un opportuno silenzio, il vecchio saggio aggiunse:
"Amare è una decisione, non solo un sentimento, amare è dedicarsi ed offrirsi, amare è un verbo e il frutto di questa azione è l'amore. L'amore è simile al lavoro di un giardiniere: egli strappa ciò che fa male, prepara il terreno, coltiva, innaffia e cura con pazienza. Affronta periodi di siccità, grandine, temporale, alluvione, ma non abbandona mai il suo giardino. Ama la tua compagna, accettala, valorizzala, rispettala, dalle affetto e tenerezza, ammirala e comprendila. Questo è tutto; amala".
La vita senza amore potrebbe avere queste conseguenze:
· L'intelligenza senza amore ti renderebbe insensibile.
· La giustizia senza amore ti renderebbe ipocrita.
· Il successo senza amore ti renderebbe arrogante.
· La ricchezza senza amore ti renderebbe avaro.
· La docilità senza amore ti renderebbe servile.
· La bellezza senza amore ti renderebbe superbo.
· L'autorità senza amore ti renderebbe tiranno.
· Il lavoro senza amore ti renderebbe schiavo.
· La preghiera senza amore ti renderebbe arido.
· La fede senza amore ti renderebbe fanatico.
· La croce senza amore si convertirebbe in tortura.
· La vita senza amore non avrebbe alcun senso.
Nella vita l'amore è tutto...

GRUPPO 3 – FECONDITA’

Il nostro gruppo si è concentrato sulla lettera degli Efesini. Mita ha dato la sua personale interpretazione della frase "la donna sia sottomessa", girandola in messasotto, cioè come alla base/come fondamenta della famiglia, ed è stata una interpretazione che è piaciuta a molti. A qualcuno infatti non piaceva proprio l'idea che la donna fosse sottomessa.
Probabilmente il testo va anche contestualizzato al periodo e al tipo di società in cui era stato scritto.

Il brano è quasi controverso perché di fatto dice che la chiesa (moglie) deve essere sottomessa ed al servizio di Cristo (marito), ma che allo stesso tempo ricorda come Cristo e Dio abbiamo amato la chiesa dando Cristo stesso per lei. Di fatto non c'è uno che ama più dell'altro.

Avere figli è una risposta al volersi bene, una conseguenza naturale. L'apertura della coppia ad avere figli equivale a non chiudersi sul proprio rapporto per non inaridire e superare egoismi, avere figli comporta delle rinunce ma alla fine è un arricchimento.

Ci siamo concentrati molto sulla parola scelta: perché se i figli sono un dono di Dio allora siamo davvero noi a "scegliere"? Per le coppie con 3 figli i primi 2 sono state scelte spontanee mentre il terzo figlio è stato molto più ragionato e meditato, e la stessa cosa sta accadendo a chi ne ha 2 e pensa a fare il terzo.

Fecondità non è solo avere figli, ma prima ancora aprire le porte della propria casa. C’è un generare biologico e uno “educativo” che ci vede genitori sempre in modalità diverse: c’è anche un generare e lasciar partire i figli per strade che magari a noi non piacciono o non avevamo pensato.

Si fanno meno figli e si pensa molto se farli perché egoisticamente non si vuole rinunciare alle cose che abbiamo e al benessere che abbiamo raggiunto. Esempio: le famiglie che hanno poco fanno più figli perché non fanno ragionamenti egoistici su cosa perdono, quindi "non sono più povere perché hanno tanti figli, ma hanno tanti figli perché sono più povere".

Infine è vero che i figli sono un dono di Dio, ma Dio ci vuole talmente bene che ci da piena responsabilità anche nel scegliere (per quanto possibile, visto che anche l'aspetto biologico ha un gran peso) quando averli e quanti averne.

Qui potete scaricare le versioni pdf dei tre gruppi separati:

Gruppo 1

Gruppo 2

Gruppo 3