Gmf 2012

“L’amore è la forza che cambia il mondo” (Benedetto XVI)

A Milano in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie

Un milione di persone si sono date appuntamento domenica 3 giugno, al parco Nord, di Bresso (Milano), per la Messa presieduta da Papa Benedetto XVI a conclusione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie.

Trecentocinquantamila quelli presenti il sabato 2 giugno alla “Festa delle testimonianze”.
Questi sono i numeri di una festa di famiglie alla quale abbiamo partecipato anche noi famiglie di Gesù Buon Pastore e San Giovanni Battista in rappresentanza delle nostre comunità parrocchiali e nella quale, come per ogni evento del genere, non sono mancati i momenti di gioia accanto a quelli di riflessione.


La visita del Papa ha toccato tutti i momenti della vita di una famiglia: l’educazione alla fede, i giovani, il rapporto con lo Stato, il fidanzamento ed il matrimonio, il dolore, l’amore travolgente e quello maturo, il tempo libero. La veglia delle testimonianze del sabato pomeriggio è stato un lungo susseguirsi di esperienze di vita, dalle più semplici a quelle più problematiche, dagli esempi delle famiglie che si aprono all’accoglienza e all’adozione, a quelle che vivono la difficoltà estrema della separazione.
La famiglia è tornata protagonista nelle risposte del Papa, durante la veglia, che hanno toccato quesiti grandi ed attuali: la possibilità che il matrimonio sia “per sempre”, il portare avanti una famiglia in tempo di crisi, la conciliazione tra vita familiare e impegni professionali, i divorziati risposati.


Durante l’omelia domenicale, è tornato a dire che “essere famiglia oggi non è facile”, tuttavia “se il mondo ha una speranza di essere migliore è grazie al tipo di amore che lega gente come voi”. L’amore tra un uomo e una donna, fondato sul matrimonio, è “fecondo innanzitutto” per la coppia, “nella procreazione, generosa e responsabile, dei figli”, ma anche “per la società, perché il vissuto familiare è la prima e insostituibile scuola delle virtù sociali, come il rispetto delle persone, la gratuità, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà, la cooperazione”.
Ha raccomandato a tutte la famiglie di avere “cura dei figli e, in un mondo dominato dalla tecnica, trasmettere loro, con serenità e fiducia, le ragioni del vivere, la forza della fede, prospettando loro mete alte e sostenendoli nelle fragilità. Ma anche voi figli, sappiate mantenere sempre un rapporto di profondo affetto e di premurosa cura verso i vostri genitori, e anche le relazioni tra fratelli e sorelle siano opportunità per crescere nell’amore”.


Nelle moderne teorie economiche “prevale spesso una concezione utilitaristica del lavoro, della produzione e del mercato”, tuttavia “il progetto di Dio e la stessa esperienza mostrano, però, che non è la logica unilaterale dell’utile proprio e del massimo profitto quella che può concorrere ad uno sviluppo armonico, al bene della famiglia, perché porta con sé concorrenza esasperata, forti disuguaglianze, degrado dell’ambiente, corsa ai consumi, disagio nelle famiglie”. Anzi, “la mentalità utilitaristica tende ad estendersi anche alle relazioni interpersonali e familiari, riducendole a convergenze precarie di interessi individuali e minando la solidità del tessuto sociale”. In tutto questo “la vostra vocazione non è facile da vivere, specialmente oggi, ma quella dell’amore è una realtà meravigliosa, è l’unica forza che può veramente trasformare il mondo”.

Non è mancato nell’omelia un riferimento alla domenica, “giorno del Signore” ma anche “giorno dell’uomo e dei suoi valori” e “giorno della famiglia”. Di qui l’invito a non perdere “il senso del giorno del Signore”, che è “come l’oasi in cui fermarsi per assaporare la gioia dell’incontro e dissetare la nostra sete di Dio”.
Prima di concludere ha voluto dedicare un pensiero “anche ai fedeli che, pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienza dolorosa di fallimento e di separazione. Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica, vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza”.


Se Family2012 ha saputo toccare il cuore di molti è stato proprio per l’incisività del tema “La famiglia: il lavoro e la festa” e per la forza della figura, della presenza e delle parole di Benedetto XVI. Ora tocca a noi con grande responsabilità rilanciare nel vissuto quotidiano la straordinarietà del messaggio ricevuto.
E’ stata sottolineata l’importanza delle buone relazioni, cioè come l’uomo è fatto per vivere in buona armonia con tutti, solo alla luce delle buone relazioni il momento della festa acquista il suo senso profondo. In una rete di buone relazioni tutti hanno la possibilità di crescere e si gettano le basi per la coesione della società. Per noi cristiani la bontà delle relazioni rimanda alla comunione con Dio. In chiave civile aiuta a costruire quelle virtù come la gratuità, la solidarietà, la cooperazione, la disponibilità, il senso del sacrificio, che sono importantissime per l’intera società.
Qui il Papa conclude il “viaggio nella famiglia” legandola alla sua vocazione originaria, la “chiamata” della “famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna a essere immagine del Dio Unico in Tre Persone”, al pari della Chiesa. Nella solennità della Santissima Trinità, l’omelia del Papa eleva la famiglia alla sua massima dignità: il “progetto di Dio sulla coppia umana” che “trova la sua pienezza in Gesù Cristo, che ha elevato il matrimonio a Sacramento”. Messaggio molto chiaro: data questa premessa, nessuna, minaccia culturale o ambientale può ridimensionarla.
L’appuntamento con le famiglie è, fra tre anni a Philadelphia.

Galvani Stefano