Incontro del 24 ottobre 2015 (Mohamed Guerfi)

«NESSUNO E’ STRANIERO NELLA MIA CITTA’»

Cosa sentiamo dire e cosa è utile sapere


Care famiglie,
vi sarà capitato ancora di andare a far visita ad un vostro amico o amica o ad una coppia di giovani sposi e, vedendo la loro abitazione, di dire: “Ma che bella cucina che hai!” e magari, poi, in separate sede, di esprimere i vostri veri commenti del tipo: “Beh! Il nostro appartamento è migliore!”

L’incontro avuto con Mohamed Guerfi, Imam della comunità islamica di Verona, sabato 24 ottobre dalle 17 alle 19 sotto la chiesa del Buon Pastore non voleva essere, come nell’esempio appena fatto, l’andare in casa dei mussulmani per poi esprimere giudizi più o meno positivi, frutto di paragoni con la nostra religione cristiana.
Anche perché demolire completamente la religione Islamica vorrebbe dire tirarci la “zappa sui piedi”, visto che anch’essa affonda le proprie radici nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che pure l’ebraismo e il cristianesimo considerano l’unico Dio. Gandhi, grande profeta dell’India, diceva che le religioni si possono raffigurare in un albero, che ha un unico tronco e che poi si è diversificato in tanti rami.

Guerfi ha esordito il proprio intervento chiarendo il significato del termine “Islam” che può voler dire “pace” e anche “sottomesso a Dio”. Ha poi proseguito, dicendo: “L’Islam poggia su alcuni pilastri.

  • 1. La fede in Allah, che vuol dire il Dio (come Jahvè per gli Ebrei);
  • 2. Il credere negli angeli: essi fanno parte dei disegni e della creazione di Dio. Eseguono ordini di Dio ma non possono distinguere il bene e dal male.
  • 3. Il credere nelle rivelazioni di Dio: tramite le sacre Scritture; le pagine di Abramo; i salmi di Davide, la Torah e il Vangelo e il Corano. I mussulmani adorano Dio secondo quello che lui ha detto nelle Sacre Scritture. In questo l’Islam è una “religione del libro”, perché interpreta alla lettera la scrittura, mentre per noi cristiani la Sacra Scrittura è uno strumento che porta alla relazione con il Dio-Persona;
  • 4. Il credere nei profeti e messaggeri di Dio: tantissimi profeti. Dio ha mandato 727.000 profeti. Alcuni raccontati e tanti non detti. Dio ha sempre avuto contatto diretto con loro. Tra questi citiamo Abramo. Gesù e Maometto.
  • 5. Il credere nel giorno del giudizio: siamo liberi di vivere. Quando termineremo questa vita che non è unica, ma ce ne sono altre due ultraterrene. Dio non è come l’INPS, ossia fiscale: è misericordioso, ci ama e perdona. Se voi non sbagliaste, dice Dio, andrei a prenderne altri che sbaglierebbero. Dio ha 100 misericordie: una ve l'ha data in questa vita terrena, 99 misericordie le ha preservate nel giorno del giudizio.
  • 6. Il credere nel destino di Dio: crediamo nella predestinazione sia nel bene che nel male.

Da questi pilastri nasce il comportamento: la fede c’è però se noi la stuzzichiamo e la pratichiamo. Ecco alcuni modi concreti di vivere la fede per il mussulmano:

  • La prima pratica è il Verbo: l’unicità di Dio. Tanti si vergognano di essere servi di Dio e molti non si vergognano di essere servi del denaro, della macchina. Non devo vergognarmi di essere servo di Dio, con umiltà e senza vanto.
  • La preghiera: è il curare te stesso, l’innalzare il tuo spirito a Dio con la preghiera. Quando tu hai una vita privata con il Creatore. Questo è il massimo dell’innalzamento. Sono cinque i momenti di preghiera che ogni mussulmano deve fare: mattina, mezzogiorno, pomeriggio, sera e notte. Il minimo sono questi. Sono preghiere che durano cinque minuti. Sono impegnative non per il tempo ma per intensità. Es. Come nel corpo bisogna mangiare più volte al giorno, così nello spirito ci si allena a pregare più volte. La preghiera la fai in qualsiasi situazione ti trovi: Dio ci ha fatto il dono di vivere 24 ore e lui ci dice dammi solo 25 minuti! Lui ci da 24 euro e ce ne chiede uno!!! Non è per lui la preghiera, ma per noi. E’ un bene per noi.
  • L’imposta coranica: è una tassa che il mussulmano ricco al mussulmano povero. Non è l’elemosina. Questa è libera. Mentre l’imposta è un obbligo. Tu devi essere solidale con il tuo prossimo. 2,5% di un capitale che non tocchi per 12 mesi. Es. Se io in banca ho 3600 euro che non tocco per 12 mesi perché sono in più devo far uscire 70 euro. Che non sono molti e che però possono aiutare uno che è in difficoltà. Imposta che dall’arabo significa “purificazione” e “plurificare”: è un modo per fare pulizia e per moltiplicare ciò che sei e vedrai che il Signore ti ricompenserà. Altre forme di aiuto consistono nel dare da mangiare, da bere, nell’ascolto di chi è nel bisogno.
  • Il digiuno del “ramadan”: è il nome del nono mese dell’anno lunare. Di quello solare è settembre. In questo mese il mussulmano si astiene durante il giorno dal cibo e dai rapporti sessuali. Il ramadan è un resoconto che il credente fa durante tutto l’anno e una stazione di rifornimento: sotto l’aspetto fisico è anche un benessere fisico. Quando il corpo mangia di meno lo spirito è più disponibile; durante il ramadan si sovviene col mangiare a chi è nel bisogno. Es. Ho incontrato bambini che non credevano che esistesse un’acqua chiamata mare, perché hanno sempre e solo visto una ciotola di acqua. Anche qui come per il cristianesimo se qualcuno vive situazioni particolari non è tenuto a farlo. (es. mamme incinte, anziani, bambini, malati etc)
  • Il pellegrinaggio una volta all’anno alla Mecca. Consiste in sette giorni di preghiera collettiva”.

Domande

1. Cosa pensate voi di noi cristiani?
Sono visti come gente del libro: Dio dice nel Corano (II, 256): “non c’è costrizione nella religione”. Nessuno può costringere a credere nella religione. Tu chi sei per obbligare? Io posso invitare alla mia religione.
Purtroppo non tutti la vedono così (es. qaida, e isis). Il fanatismo e integralismo è frutto di una fede esasperata.
Es. Dopo 11 settembre la notizia del comunicato stampa contro fatto accaduto non è stata pubblicata; così sulla questione isis; o sulle vignette contro Maometto a Parigi o in Olanda: in quell’occasione abbiamo fatto un libro sulla vita di Maometto). Come sempre fa più rumore un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce.

2. Le donne hanno gli stessi obblighi degli uomini?
Tutto quello detto vale per tutti i sessi: agevolazioni per bambini e donne sulla preghiera; es. per le donne che allattano. C’è maschilismo sbagliato anche nell’Islam; la religione non va identificata con usi e costumi introdotti dagli uomini, ma che non attingono alla fonte.
Mia moglie è farmacista e mio nonno mi ha chiesto: “Ma la lasci lavorare?”. Certo gli ho risposto! “Tu hai portato una nuova religione” mi ha ribattuto! Ma non è una nuova religione! Ma una tradizione!

3. Da quello detto l’Islam sembra un’altra cosa da quello che ci dicono. Cosa potete fare voi per cambiare idea che noi abbiamo su Islam? E noi cosa possiamo fare?
Noi cerchiamo di essere presenti con comunicati e partecipare ai dibattitti. Noi in Italia siamo una APS, ossia una Associazione di Promozione Sociale. Facciamo anche incontri in scuole: ogni anno contattiamo circa 700 alunni.

4. Avete una gerarchia?
No!Non come la Chiesa Cattolica. C’è una comunità costituita in APS, come detto. Il parere giuridico nell’Islam non porta alla morte: il parere giuridico è cambiabile a seconda del luogo, della persona. I nostri pareri giuridici li facciamo qui in Europa e li promulgano un consiglio di 46 sapienti.
Ci sono alcuni Imam che prendono iniziative personali e pareri giuridici fuori Italia e che contrastano anche con il nostro diritto giuridico.

5. Perché per voi il Crocifisso è offensivo, mentre noi entrando nelle moschee dobbiamo toglierci scarpe…? Quello che ha fatto lei questa sera posso farlo io in Yemen e Arabia Saudita?
Per il momento non è mai capitato che una comunità islamica abbia proclamato questo. L’unico che ha detto dichiarazioni contro il crocifisso nei luoghi pubblici è A. Smith a cui è stato chiesto di mostrare dove sta scritto! E’ ingenuo farlo in una cultura che è Cattolica. Va detto che c’è una volontà di tanti non credenti di togliere Dio ovunque. Qui il problema è di un laicismo imperante.
Il crocifisso nel 600 fu difeso dal califfo Omar e il patriarca di Gerusalemme gli consegnò le chiavi della città e Omar si rifiutò di prenderle.
Dio stesso nel 15 capitolo del Corano dice di voler credere in me che credo; ma afferma anche di accettare il miscredente. La questione della legge della reciprocità consente di fare quello che faccio qui anche altrove. E’ una questione politica; qui la religione non centra. Il fanatismo islamico lo vediamo in Siria: il commercio di armi; di petrolio: chi è che manovra tutto questo?

6. Come è l’educazione dei bimbi?
I genitori cercano di educare i propri figli anche se poi i figli sono liberi: noi applichiamo la regola dei sette anni: fino a sette anni noi giochiamo con i nostri figli; dai sette ai quattordici anni ci preoccupiamo di educarli alla religione; dai 14 anni poi un figlio è libero.

7. Quale significato ha il velo delle donne?
E’ sempre una scelta: è il protettore della donna. Non è quello fatto vedere dai mass media. Quello è tradizione postuma. Il vero velo islamico deve essere largo, non trasparente e che copre la testa e il collo.

8. Come aiutare i nostri mussulmani presenti a Verona e che vengono da noi a chiedere aiuto?
Noi collaboriamo con Caritas diocesana per sovvenire ai bisogni. Non abbiamo tanti strumenti per sovvenire alle necessità materiali.

9. Ci sono stati casi di conversione all’Islam qui a Verona?
Ci sono state perché chieste: c’è un corso (minimo sei mesi) da fare per conoscere la nostra religione, poi con la promessa di fede, che si può fare anche personalmente, uno diventa mussulmano. Noi accompagniamo e non convertiamo, perché è Dio che converte.

10. Circa la questione matrimoniale: gli uomini possono avere più donne e le donne possono altrettanto?
Il permesso della poligamia c’è ma quasi inesistente. La responsabilità economica della famiglia cade sull’uomo: e perciò per un uomo avere più mogli diventa impegnativo!

Alla fine sono rimaste tante questioni aperte e la consapevolezza che religione e fede non coincidono: la religione affonda le proprie radici in una cultura e tradizione universalmente riconosciute e storicamente fondate; la fede attinge ad un vissuto personale e soggettivo che arricchisce la mia vita e quella degli altri, ma non può essere presa come criterio valido per tutti.
Gli estremismi e i fanatismi si verificano in ogni religione: anche nel nostro cristianesimo, fino a qualche decennio fa, le donne non potevano indossare gonne sopra il ginocchio e quelle che avevano partorito erano considerate “impure” per quaranta giorni e costrette a riti di benedizioni e purificazioni!!!

L’incontro fatto con Guerfi ci ha dato, perciò, uno spaccato molto “grezzo” della religione mussulmana, ma ci aiuta anche a guardare in casa nostra per farci alcune domande su come noi viviamo la nostra fede e di come noi consideriamo la nostra religione cristiana.

In vista dell’incontro di DOMENICA 22 novembre sempre dalle 17 alle 19 (+ cena per chi vuole) potremmo chiederci:

  • a. Quanto conosco la Scrittura? In una frase nella quale testimonio la mia fede riesco a citare correttamente almeno un versetto della Scrittura e a dire dove si trova nella Bibbia?
  • b. La preghiera, l’elemosina e il digiuno fanno parte del mio vissuto di cristiano? Li vivo ogni giorno o solo il mercoledì delle ceneri o nei venerdì di Quaresima?
  • c. Quanto sono disposto ad espormi nel sociale e nel “pubblico” con la mia vita di fede: al lavoro, per strada, nel tempo libero, ho vergogna di essere cristiano? Il mio evangelizzare è un imporre la mia fede o un accompagnare l’altro ad una scelta libera?

Una proposta per rendere concreto quanto riflettuto:
Venerdì 4 dicembre alle 20.45 nella parrocchia di Pozzo ci sarà un incontro con don Giuliano Ceschi, direttore della Caritas Diocesana che presenterà il progetto di accoglienza di alcuni profughi in ogni parrocchia.
Sarebbe interessante che almeno un membro di ogni famiglia partecipasse a questo incontro.
Poi sabato 5 e domenica 6 dicembre organizziamo in tutte le nostre quattro parrocchie del Comune di san Giovanni Lupatoto una giornata di sensibilizzazione e aiuto verso le realtà “Caritas”.
Sarebbe interessante anche in quella occasione, magari alla Messa delle 10.30, come famiglie portare un breve contributo dell’incontro vissuto con Guerfi.
Ci pensiamo e domenica 22 novembre ne parliamo.

P.S. Un grazie sentito a quanti sabato 24 ottobre hanno dedicato tempo e interesse nel partecipare all’incontro, nell’accudire ai bimbi, nel preparare la cena. Erano presenti anche alcune famiglie del Battista e direi, con umile modestia, che abbiamo dato un bel esempio di cooperazione. Sempre avanti con umiltà e senza vergogna!

A presto
I vostri preti e le famiglie organizzatrici