21 ottobre

I TASTI ROSSI DELLA COMUNICAZIONE


QUALI ACCENDIAMO?




Dott.ssa Antonella Faccin - 21 ottobre 2017

La comunicazione è importante per la vita di coppia perché costruisce la relazione. Il primo livello della comunicazione è superficiale (per es. scambio di informazioni), che può essere importante ma non è intimo, il secondo livello è una comunicazione che riguarda i pensieri, ma per la coppia è importante arrivare ad un livello più profondo (il terzo). Per una comunicazione più appagante, più piena, più intima, accanto a quello che faccio e che penso, parlo di quello che provo. Una comunicazione intima nella coppia presuppone anche un grande lavoro su di sé, perché prima di tutto occorre ammettere le cose con sé stessi, per poi parlarne con il partner. Ogni coppia dovrebbe fare esperienza di comunicazione intima, perché è un’esperienza appagante, che costruisce la fiducia reciproca. Solo quando ci si fida, si riesce a “denudarsi” davanti all’altro, perché si è vulnerabili in quel momento e si può correre il rischio che venga “usato contro” in un momento di rabbia. In una coppia si ha la tentazione di mostrare all’altro sempre il meglio di sé, ma accanto a questo si deve mostrare anche tutti gli elementi di umanità legati ai propri limiti, dire di cosa si ha paura, in cosa ci si sente deboli, e si ha bisogno di sentirsi amati anche nei propri limiti.

Essenza della vita di coppia: amo quando accolgo l’altro anche nei suoi limiti, e mi sento amata/a quando posso essere me stessa/o.

Cosa succede quando si parla ad un terzo livello? Quando ci si sente liberi di dire al partner quello che si pensa e che si prova? Che si possono toccare degli argomenti che fanno litigare, sui quali non si è d’accordo: i tasti rossi della comunicazione. Rossi perché sono “bollenti”, quindi la coppia tende ad evitarli, perché si è consapevoli che, quando si parla di quello, si litiga (per esempio i soldi e la loro gestione, l’ educazione dei figli, le famiglie di origine…). E’ normale che maschio e femmina su determinati argomenti la pensino in modo diverso perché maschi e femmine sono diversi! Sono complementari, si cerca nell’altro quello che ci manca. Maschi e femmine gestiscono anche le cose in modo diverso. I tasti rossi sono SANI, è inutile sbatterci contro, bisogna conviverci parlandone! Sviscerare la questione, condividendo quello che si prova a riguardo, anche gli aspetti più intimi. Un tasto rosso difficile riguarda le famiglie di origine. Quando si incontra l’altro, non si incontra solo una persona, ma una persona con una storia, e questa storia arriva nella relazione. Il modo di vivere i legami influenza il rapporto, la propria scala di valori si è respirata nella famiglia di origine, ognuno è il frutto di una determinata educazione. Quando si parte con il progetto di coppia succedono due meccanismi, entrambi sbagliati: il “via tutto”, cioè il non voler avere a che fare con tutto ciò che riguarda la famiglia di origine, oppure la modalità opposta, che è l’assumere tutto, cioè “Come hanno fatto i miei genitori è perfetto, sono insieme da 50 anni, io e te saremo come loro”. La nuova coppia fa fatica perché nel momento in cui inizia il viaggio che porta ad essere nuova coppia e nuova famiglia, ciascuno dei due deve “farsi una valigia”. Cosa si deve mettere nella valigia? Se si assume tutto, non c’è più spazio nella valigia per metterci il “noi”. Si impone all’altro di fare tutto come si faceva a casa propria. Fare la valigia significa non stiparla con la propria storia, ma essere onesti significa anche riconoscere e ringraziare per ciò che di buono ci hanno dato i nostri genitori. Anche portarsi via una valigia vuota non va bene, perché quando ci si presenta all’altro ci si sentirà disorientati. La cosa che dovrebbe fare la coppia è comprare una valigia nuova, e bisogna avere il coraggio di “comprarla come piace a noi, del colore che piace a noi”. In questo modo si impedisce alla famiglia di origine di interferire. Questa cosa non viene quasi mai fatta o viene fatta parzialmente, e quindi la famiglia di origine entra, invade e comanda, disturba e prende spazi.

Amare vuol dire anche difendere, sostenere, qualcosa che si è creato insieme come coppia, vedersi potenti in quello che si è creato in due.

Dire “mamma rispetta questa scelta perché l’abbiamo fatta noi” è come dire all’altro un ti amo all’ennesima potenza!! Invece ogni volta che si dice all’altro “Porta pazienza, accontentiamo mia madre poverina”, l’altro non si sente amato come si ama la propria madre. E nella quotidianità questi diventano tasti rossi. Purtroppo l’80 % della conflittualità nelle coppie riguarda la famiglia di origine. Anche la Bibbia dice “ E l’uomo lascerà suo padre e sua madre”. Essere grati per quello che si è avuto dalla famiglia di origine non significa portare i genitori dentro il noi. Inoltre i genitori spesso non collaborano molto, pensano che aiutare il figlio sia eliminare le fatiche dalla sua vita, per esempio comprargli la casa, intestandola solo al proprio figlio, e questa è un’invadenza bella e buona. Quante volte succede che la casa acquistata dalla famiglia di origine è vicinissima alla propria, e quante volte succede che quando torma la sera il figlio vada prima a salutare la madre e poi salga dalla moglie. Lasciare la famiglia di origine significa dare la giusta priorità, vuol dire mandare dei messaggi che sottolineino che si ha la propria famiglia. Fermarsi a parlare di come si sta rispetto a queste “distanze o vicinanze” con la famiglia di origine fa sentire bene l’altro. Attaccare l’altro perché fa delle cose insieme o per la famiglia di origine allontana. Il terzo livello è proprio denudarsi e dire che emozione si prova. L’altro potrebbe essere più obiettivo nel vedere le cose che riguardano la nostra famiglia perché le vede dal di fuori e non bisogna pensare che le dica per ferirci o per farci stare male. Tanto più si è lavorato sulla propria coppia tanto più la famiglia di origine non disturberà. Noi donne abbiamo la tentazione di investire sui figli in maniera incredibile e smettiamo di curare il nostro noi, di prenderci del tempo per parlare ad un terzo livello, di progettare piccole cose, di avere il piacere di stare con l’altro. Il meccanismo che ne consegue è che si è soddisfatte dei risultati dei propri figli, non avendo più curato il “progetto noi”, si vive dei risultati dei figli. E cosi si diventa invadenti nella nuova famiglia che andranno a creare i figli, perché si considero merito proprio se il figlio è così.

Il segreto è prendersi spazio per la coppia! Sentire il bisogno di aprirsi completamente all’altro, anche nelle proprie umanità e nei propri limiti. Avere la capacità di dare il giusto peso agli amici, allo sport, alla famiglia, alla cura della casa, ai genitori, sentendo che davanti a tutto c’è il proprio compagno/marito.